di Riccardo Orioles
Che farebbe Bill Laden se sbarcasse in Sicilia? Immagino che per prima cosa butterebbe giù le chiese. E che farebbe Provenzano se diventasse - non è più molto probabile: ma chissà - assessore all'edilizia della regione Sicilia? Mah: per prima cosa confermerebbe gli appalti a quelli che li hanno già; ma poi perderebbe almeno una giornata a buttar giù tutte le sedi in cui si riuniscono oppositori, communisti, borsellini e antimafiosi. A Catania, però, sia Laden che Provenzano resterebbero, da questo punto di vista, disoccupati. Non c'è bisogno di loro per buttar giù le chiese, almeno quelle che danno fastidio ai mafiosi. Stanno cascando già, e il walì di Sicilia - l'emiro Totoh Vasahvasah Bin Kuffar - ne attende ansiosamente la rovina. San Pietro e Paolo, per esempio, ha il tetto che sta letteralmente finendo in testa ai fedeli. Ai primi calcinacci venuti giù i preti, dopo aver messo in sicurezza con tavolati il tetto e transennato la parte di chiesa sotto tiro, hanno immediatamente fatto rapporto a chi di dovere, segnalando danni, pericoli e riparazioni da fare. Spese non tanto da poco, perché la chiesa - a suo tempo tirata su in economia - comincia ad avere problemi non solo nel tetto (che bisogna rifare al più presto) ma anche nei pilastri, che bisogna controllare. Il rapporto, di mano in mano, è arrivato alle massime autorità siciliane, che proprio in quel periodo stavano stanziando le somme per i restauri delle chiese. Ed ecco il risultato: "Alla chiesa di Sant'Alfio, dueecentoventimila euri per rifare l'illuminazione. A Santa Margherita, altri duecentomila per rifare il pavimento del sagrato e anche la balaustra. A Maria Santissima del Monte, duecentotrentamila. A Piazza Caduti, per un campanile nuovo, quattrocentomila". E qui il presidente, che a ogni santo finanziato mormorava devotamente una preghiera, s'è calcato il turbante in testa e ha esclamato: "A voi di san Pietro e Paolo niente! Neanche un dinar, neanche un maravedì, maledetti infedeli! Un'altra volta imparerete a mettervi con quel communista di Pietro e quel professionista dell'antimafia di Paolo!".
Ho letto in questi giorni “La differenza cristiana”
l’ultimo libro di Enzo Bianchi,(il link si riferisce alla presentazione di un altro libro, ma spiega bene chi è Enzo Bianchi) priore della comunità monastica di Bose (luogo in cui sono stato nel 1993). “È ancora possibile una chiesa che sia presidio di autentico umanesimo, spazio di dialogo e di recupero di principi condivisi, luogo di confronto tra etiche e atteggiamenti individuali e sociali diversi? E la laicità dello Stato sa essere ambito in cui tutti, anche gli stranieri, si possono sentire accolti, capiti e rispettati nella loro diversità di cultura e religione? Queste riflessioni di Enzo Bianchi in “la differenza cristiana”, accolgono gli stimoli che vengono da eventi ordinari, ma vorrebbero aiutare a "pensare in grande", a cogliere nel frammento qualcosa del tutto, a ridare dignità e ampiezza di visione a prospettive troppo spesso tentate a ripiegarsi su un angusto cortile”.
Vi lascio un brano significativo, ma tutto il libro merita.
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