(di Marco Politi, la Repubblica, domenica 12 marzo 2006)
Assisi addio. Con un tratto di penna Benedetto XVI cancella la funzione autonoma del Consiglio per il Dialogo interreligioso.Non è una riorganizzazione tecnica, è l'archiviazione dello "spirito di Assisi" che aveva portato papa Wojtyla a pregare fianco a fianco con i leader delle religioni del mondo. L'iniziativa ha sempre trovato contrario il cardinale Ratzinger, ruvido verso impropri "sincretismi".Ma se nel 1986 doveva subire le decisioni di Giovanni Paolo II, ora che è assurto al trono papale può imprimere al timone la direzione opposta. Per decenni avere un cardinale titolare esclusivo (in nome della Santa Sede) del dialogo con le altri fedi religiose ha significato sviluppare il riconoscimento del concilio Vaticano II che anche le altre religioni sono portatrici di semi di verità. Karol Wojtyla aveva compiuto un passo in più: ospitando ad Assisi i capi delle religioni aveva loro dato, agli occhi del mondo, uno status di pari dignità. In special modo ai musulmani (il che naturalmente non voleva dire per lui pari verità teologica). E il mondo aveva subito capito che il pontefice polacco nella sua missione di evangelizzazione non si poneva con spirito coloniale, ma entrava in dialogo davvero fraterno con i credenti di altre fedi, quelle in passato sbrigativamente bollate come pagane. Inutile fingere. Papa Ratzinger a questo approccio non crede. Appena eletto ha elencato con franchezza i suoi interlocutori prioritari: gli altri cristiani e gli ebrei, gli esponenti della cultura contemporanea. Gli uomini di fede, che provengono da altre tradizioni, sia pure millenarie, d'ora in avanti rientreranno nel "reparto cultura". Non è un mutamento di prospettiva di poco conto. Ne gioiranno i corifei del cristianesimo occidentale per i quali la pari dignità delle altre fedi è sempre stata una cosa seccante da sopportare.
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