La solitudine e il coraggio. "Me ne faccio poco di questi due, tre
giorni di copertura mediatica. Me ne faccio poco della visita di Ciampi
o del cordoglio politico. L'esperienza mi ha insegnato che poi tutti
torneranno a casa propria, e della Calabria non gliene freghera' di
nuovo niente a nessuno. O solo per due-tre giorni l'anno".
* * *
L'assassinio del vicepresidente della Calabria Francesco Fortugno e'
pari per gravita' a quello - vent'anni fa - di Piersanti Mattarella.
Eppure, a poco piu' di una settimana, e' gia' scivolato via dalle pagine
dei giornali. "Tutti sanno chi sono i mafiosi". "Mentre a Roma si
discute, Sagunto viene espugnata". "E adesso ammazzateci tutti". "Qui e'
morta la speranza dei palermitani onesti". A distanza di tanti anni, le
due solitudini - la siciliana e la calabrese - si fondono, si fondono
gli appelli degli arcivescovi, si fonde la disperazione di quei cartelli
- "ammazzateci", "e' morta" - che gridano a tutto il paese l'orrore del
vivere sotto occupazione. Si fondono le imbarazzate risposte dei governi
(ma come si poteva prendere posizione contro Ciancimino avendo un
Andreotti nel governo? contro la mafia d'oggi avendo un partito
capitanato da Dell'Utri?) ma si fonde anche, per un momento intensissimo
che spesso si paghera' con anni e anni di traversie, la risposta degli
studenti, dei giovani e giovanissimi cittadini che nello sfacelo
generale restano la' a difendere la citta', la giustizia e i valori
civili.