E’ proprio vero che di questi tempi bisogna porre l’attenzione su un’emergenza educativa che s’allarga sempre di più. Lo dico a mie spese, che ingenuo, ieri ho visto un infido film coi miei due piccoli bimbi. Il film (di cui ora tento di dimenticare persino il titolo) si presenta come una mera favoletta e (ora lo capisco e me ne dolgo) “punta all’essenza compassionevole propria del cattocomunismo italiano, per creare in noi un senso di colpa per la modesta ricchezza, veramente ben modesta, degli italiani di nascita. L'assistenza come criterio politico, il bisogno come diritto, l'illegalità come privilegio, praticamente lo status dell'immigrato clandestino in Italia: e i rom si sono adeguati ad esso”. Le parole di un anonimo commentatore (quelle che ho messo tra virgolette) mi hanno illuminato troppo tardi. Ormai la frittata è fatta: le giovani menti dei miei due piccini chissà per quanto ne risentiranno. Per evitare altri bimbi infelici e genitori snaturati, riporto brevemente la trama, sperando di fare servizio grato a tutti i gentili passanti e ripassanti, specie ai coniugati con figli. Un’ultima cosa: ricordo che la seguente lettura è indicata ad un pubblico rigorosamente adulto.
Scena 1. Poliziotti e vigili urbani della città sgomberano un campo di zingari, che per tutti i politici votati dalla maggioranza dei cittadini, devono essere mandati via per tutti i misfatti che conoscete bene. Una irresponsabile femmina zingara, intanto, nel lasciare il campo abbandona un figlio piccolo (dei suoi 6) nato con una malformazione. Trovato dalla polizia viene messo in un istituto. Il piccolo viene chiamato Sergio dalle suore dell’istituto.
Scena 2. Molti anni dopo, il piccolo zingaro deforme, ormai adolescente, vede dalla finestra della sua stanzetta di istituto gruppi di zingari, che arrivano in città in occasione della “festa rionale della bruschetta”, con la speranza di guadagnarsi facilmente di che vivere; tra di loro anche una bella ed esuberante zingara, Zamira, probabilmente dedita alla prostituzione.
Scena 3. Il ragazzo attratto dalle moine della giovane prostituta, tarato nel fisico e nella mente avendo ereditato il germe del degrado zingaro, decide di fuggire per vederla da vicino. Ben presto la gente presente alla festa vede il povero ragazzo handicappato circuito dalla donna, inorridisce disgustata e avverte civicamente due carabinieri presenti di riportare in istituto il disabile. Allora l’infida prostituta zingara con lestezza propria del suo popolo scappa e Sergio viene riaccompagnato in istituto.
Scena 4. Ma dopo questo ennesimo gravissimo episodio di degrado urbano (una prostituta zingara che ha tentato di circuire persino un handicappato) la gente esperata si organizza in ronde per cacciare gli zingari definitivamente e ritrovare l’infida zingara per assicurarla alla giustizia. Il povero Sergio è così invasato da credersi innamorato della prostituta e ha una crisi di agitazione psicomotoria in Istituto. Ma le arti da vera strega di Zamira hanno colpito anche l’appuntato scelto Nardò (uno dei 2 carabinieri presenti alla festa) che, fingendo accertamenti, va a prendere Sergio al Centro per cercare insieme la zingara. Il deforme col diavolo in corpo e il carabiniere, che ha perlomeno seri problemi psichiatrici, vengono però pedinati (in un operazione nominata “città pulita”) dai colleghi del Nardò, fino al campo nomadi in questione.
Scena 5. All'alba scatta l’operazione. Il campo, dove si nascondono tutti i fuorilegge, viene bonificato dalle forze dell’ordine, Zamira è arrestata per accattonaggio, prostituzione e circonvenzione di incapace, mentre il Nardò e Sergio dopo una santa dose di psicofarmaci, vengono amorevolmente curati l’uno nel reparto psichiatrico dell’Ospedale Nuovo e l’altro nell’istituto di provenienza.
Scena 6. Ma il Male vince. I due dotati della forza sovrumana del maligno hanno il sopravvento su suore ed infermieri e riescono a fuggire e dopo aver eliminato 2 secondini, portano a termine l’evasione della loro padrona, la zingara strega.
Scena 7. La conclusione. I tre sono ancora in giro per il mondo. Stasera, se non c’è una ronda presso la vostra abitazione, chiudetevi bene a chiave. Potreste trovarvi alla porta una zingara strega e prostituta coi sui due assistenti posseduti dal maligno.
Ecco. Un film diseducativo e distruttivo, che era bene segnalare per evitare l’errore, che pur in buona fede, ho compiuto coi miei figli. Quasi dimenticavo, questa è la locandina del film feralmente cattocomunista e buonista che potrebbe portarvi alla rovina morale. Siete avvertiti.
http://www.museosatira.it/vincitori2007/
http://lists.peacelink.it/news/2007/09/msg00052.html
http://www.forteinforma.it/blog/2007/09/psp-gli-appuntamenti-di-sabato-29.html
http://www.agi.it/firenze/notizie/200709271302-spe-r012240-art.html
http://www.vegetariani.it/vegetariani/articles/1786.html
http://www.ilmucchio.it/news.php?id=400
http://www.striscialanotizia.mediaset.it/news/2007/09/27/news_2441.shtml
http://www.intoscana.it/intoscana/viaggiare_in_toscana.jsp?intenzione=viaggiarein&typeAsset=Articolo&id_categoria=12&id=124737&id_sottocategoria=83&language=it
http://canali.libero.it/affaritaliani/culturaspettacoli/satira2809.html
http://www.inversilia.info/newsread.php?id=2436
http://www.viareggiok.it/modules.php?name=News&file=article&sid=8048
http://www.viareggini.com/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=54
http://www.alguer.it/notizie/alghero/13818/satira_politica_pasquale_chessa_forte_marmi/
http://www.perlacalabria.it/2007/10/02/onore-a-due-nostri-grandi-amici-a-marco-travaglio-editorialista-e-mauro-biani-vignettista-il-35%c2%b0-premio-satira-politica/
http://www.forteinforma.it/blog/2007/10/psp-2007-leco-sulla-stampa.html
la notizia dai BLOG:
http://animasalva.splinder.com//post/14088713/Le+vigne
http://blogfriends.splinder.com/post/14083034
http://www.ilcircolo.net/lia/001290.php
http://www.macchianera.net/2007/10/02/si_diventa_grandi.html
http://piublog.splinder.com/post/14029030
http://blog.libero.it/omniamundamundis/3318073.html
http://solleviamoci.blogspot.com/2007/09/mauro-biani-forte-dei-marmi.html
http://www.cristicchiblog.net/2007/09/25/premiate-le-vignette-di-mauro/
http://gattostanco.diludovico.it/archivio/2007/09/25/ma-pensa-il-prof-vignettaro/
http://www.pensierineccesso.it/2007/09/25/congratulazioni-mauro/
http://www.smeerch.it/2007/10/02/auguri-mauro/
http://aaalamiaautobiografia.splinder.com/post/14071379
http://bengodi.org/bengodi/index.php?option=com_content&task=view&id=164&Itemid=1
http://www.raccontinellarete.it/?p=1291
"Buone notizie. A Librino (periferia di Catania, settantamila cristiani di serie B) nasce un giornale, La Periferica, e lo fanno i ragazzi di là, seriamente. A Forte dei Marmi danno il premio internazionale per la satira, e lo danno al nostro Mauro Biani. A Napoli c'è stata la prima festa di, il giornale dei giacobini di là, che ormai ha fatto un anno. A Roma i ragazzi di Locri, invitati a corte da Veltroni, gli rispondono "Eccellenza grazie, ma prima un po' di pulizia a cominciare dal Bova". A Casal di Principe torna Roberto Saviano: "ma quale camorra! Siamo tutti normali imprenditori" bofonchiano i camorristi, ma la piazza stavolta è piena di ragazzi. Tutte queste notizie (ma ce ne sono ancora) hanno in comune il fatto che i protagonisti hanno venti o trent'anni, snobbano i politici, vivono per la politica e la loro politica è quella – nascente – dell'Ottocento." (Riccardo Orioles, da: la catena di S. Libero, 30 settembre 2007 n. 355)

Di Carlo Gubitosa (tratto da "M" inserto satirico de l'Unità, n° 2)
Arrivi all'aeroporto, fai una battuta e ti arrestano. E' questa in sintesi la vicenda di Fabrizio Salvini, sbattuto in galera per mancanza di senso dell'umorismo. La faccenda e' seria, perche' quest'uomo di 58 anni rischia fino a due anni di carcere solo per aver reagito con una battuta di spirito alle inenarrabili rotture di scatole degli aeroporti, che diventano ancora piu' ossessive e snervanti quando sei nelle Filippine e l'aeroporto e' quello di Manila.
Daniele Luttazzi: Vorrei cominciare da un ricordo che ci riguarda entrambi. Io avevo 13 anni. Santarcangelo 1974, Festival del Teatro. Tu facevi "Mistero Buffo". La ricordo come una serata indimenticabile. È stata una specie di imprinting. Non capivo la maggior parte delle battute perché erano oltre la mia comprensione, ovviamente, ma mi divertii moltissimo perché tu facevi il grammelot e tante altre cose e fu uno spettacolo meraviglioso. All'epoca "Mistero Buffo" fece scandalo. Dopo 30 anni, il premio Nobel.
Dario Fo: Te lo auguro
Grazie. Ma veniamo al motivo dell'incontro. In queste ultime settimane un sacco di politici e giornalisti hanno voluto spiegare agli italiani che cos'è la satira. "La satira deve deformare, non informare" e altre amenità del genere. Io voglio usare il classico argomento d'autorità. Chiamo te e ti chiedo: "Dario, cos'è la satira?"
Posso dire che è un aspetto libero, assoluto, del teatro. Cioè quando si sente dire, per esempio, "è meglio mettere delle regole, delle forme limitative a certe battute, a certe situazioni", allora mi ricordo una battuta di un grandissimo uomo di teatro il quale diceva: "Prima regola: nella satira non ci sono regole".
E questo penso sia fondamentale. Per di più ti dirò che la satira è un'espressione che è nata proprio in conseguenza di pressioni, di dolore, di prevaricazione, cioè è un momento di rifiuto di certe regole, di certi atteggiamenti: liberatorio in quanto distrugge la possibilità di certi canoni che intruppano la gente.
Quindi questo è un po' il suo obiettivo, diciamo. L'obiettivo della satira.
Certo. Di rompere gli schemi, le posizioni e di arrivare a liberarsi dalle convenzioni.
La satira ha dei limiti? Perché abbiamo visto gente mettere paletti: questo lo puoi fare, questo non lo puoi fare.
Ci sono dei limiti che realizza l'attore. Ma non per frenare, o per pudori e via dicendo. Lo fa per una conseguenza di ritmi, di tempi, di andamenti. Tu puoi dire la cosa più triviale, così ad acchito, e può diventare fine, addirittura poetica.
C'è una sequenza, per esempio, che io mi ricordo. È la storia di un sesso femminile che ad un certo punto diventa indipendente. "La parpaia topola", si chiama. Una ragazza racconta di aver dimenticato il suo sesso su un chiodo con l'acquasantino perché andava in chiesa e temeva di perderla lì nella chiesa e magari qualcuno ci scivolasse sopra, le rompesse la grazie, l'armonia. Ebbene: è tutto al limite della trivialità, dello scurrile. E alla fine diventa uno dei momenti più alti di poesia di tutto quello che abbiamo.
Quindi, in realtà, il buon gusto non è un criterio per giudicare la satira?
Anzi. Che cosa significa "buon gusto" in questo caso? Il buon gusto a mio avviso, se esiste, esiste proprio nella dimensione del banale. Ci sono delle persone che raccontano storie che in apparenza si limitano al banale e che sono espressioni di un cattivo gusto orrendo. Ad esempio, certe barzellette raccontate da certi politici. Berlusconi, fai conto. Gliene ho sentita raccontare una che era di un cattivo gusto, di un osceno incredibile. Era ributtante.
Non la ripetiamo. Perché rovinare la serata?
No, no. Lasciamola lì.
C'è un tema che m'intriga: "La cacca e il suo uso nella satira di tutti i tempi". Parliamone.
Devo dire che si potrebbe parlare per una giornata intiera proprio recitando pezzi del teatro satirico antico a partire dai greci, quindi dai romani, eccetera. Tutto "Mistero Buffo" è realizzato su queste chiavi. Per esempio, la nascita di Ruzante, oppure un pezzo famosissimo che è la fame dello Zanni. Questo Zanni affamato oltremisura si torce finché decide di mangiare se stesso. Nell'assurdo, nel paradosso, immagina di infilarsi un braccio dentro la gola, di tirarsi fuori le budella e poi le pulisce pian piano dello sterco e ogni tanto guarda la cacca e pensa che forse alla fine mangerà anche quella per la fame che ha. E poi c'è la prima volta che noi vediamo un testo scritto, un canovaccio svolto per intero, alla nascita di Arlecchino. Arlecchino si presentava in scena, calava le brache, faceva la cacca e poi la gettava al pubblico. Naturalmente c'era gente che sveniva.
Questa può essere un'idea. Se la mangiava anche?
Se la mangiava, alla fine. La cosa più incredibile è che il re applaudiva per primo perché il re sapeva che era cioccolata, naturalmente. Ma questo non era fine a se stesso. Serviva a provocare un pubblico che era a dir poco snob, distaccato, che rideva mal volentieri, che partecipava soltanto perché voleva essere vicino al re, ma non aveva nessuna gioia, nessun afflato. E allora il re era ben contento che questa provocazione realizzasse un capovolgimento della situazione.
Qualcuno ha suggerito che la satira, confermando lo status quo, potrebbe al fin fine essere reazionaria.
No. La parte reazionaria del discorso del comico è lo sfottò. C'è una grande differenza fra il teatro sfottò e il teatro di satira. Il teatro di satira è sempre morale. Infatti si chiamavano "Moralie". Non a caso un giullare, S. Francesco, usava molte volte la provocazione in senso religioso. Per esempio, quando papa Innocenzo, per la prima volta, accoglie Francesco e lo sente parlare. Naturalmente Francesco fa delle proposte per quanto riguarda l'idea che ha della religione e del modo di esprimerla che lo irritano. Perché subito dice il denaro, toglierlo di mezzo;